Gaiche

Immersa nel verde, isolata a 437 metri s.l.m. è famosa per lo statuto del 1318, il più antico dell'Umbria, e per aver dato i natali, nel 1732, a colui che diverrà il beato Leopoldo, appartenente all'ordine dei frati minori.
L’origine del toponimo non è certa: dal termine germanico Castrum Galcorum; dal latino Glaucus, Glauco, divinità mitologica greca, protettore di marinai e pescatori (venerato nel Trasimeno), oppure dalla voce saracena Gaytus col significato di comandante.
Del castello di Gaiche rimangono i resti della cinta muraria e delle quattro torri perimetrali, una delle quali è adibita a torre civica. I vari locali del castello, sono stati ristrutturati e trasformati in abitazioni ad uso turistico, conservando l'atmosfera medievale. Nonostante quasi l’intero borgo sia di proprietà privata, è possibile passeggiare intorno alle mura e nella piazzetta incorniciata dal pozzo, poiché appartengono al comune.

Una sola porta a sesto acuto incorniciata da blocchi d’arenaria permette l’accesso al castello. A fianco della porta si trova la chiesa parrocchiale di S. Lorenzo e l’adiacente Oratorio di S. Bernardino, che in seguito al terremoto del 1997, furono liberati da strati d’intonaci posti da secoli di rimaneggiamenti, restituendo affreschi sensazionali e parti mai viste prima.

La Chiesa di San Lorenzo lascia il visitatore che la vede per la prima volta a bocca aperta, in quanto si presenta come “una chiesa nella chiesa”.
Datata 1391, per essere poi stravolta una prima volta nel 1583, si è rivelata agli occhi dei suoi abitanti in tutta la sua straordinarietà solo dopo le scosse del “terremoto di Assisi” con il danneggiamento del muro centrale, e l’apparizione dell’originaria struttura in muratura, dietro l’altare e delle preziose nicchie affrescate. L’impatto è incredibile, in quanto, la chiesa primitiva si presentava di altezza molto più ridotta di quella attuale, quindi la parete perimetrale originale venne inglobata e murata insieme al tetto ed al campanile a volta, conservati in modo stupefacente. Gli affreschi che s’intravedono sono in parte compromessi, ma nelle parti non danneggiate, presentono dei colori vivacissimi ed un tratto che rivela degli artisti di altissimo livello. La parete in mattoni presenta delle feritoie, quindi siamo in presenza di un muro perimetrale e le nicchie visibili sono in posizioni e di dimensioni differenti indicandone, con ogni probabilità o la non contemporaneità, oppure i rimaneggiamenti successivi. Lo stile di queste ultime sembra essere d’impostazione bizantina. Sul lato destro della facciata troviamo invece delle pitture a parete di stile completamente diverso che ne indica una datazione successiva, intorno al XVI secolo. Dei saggi nella parete di sinistra rivelano che la decorazione prosegue anche nel resto della struttura ad oggi, ancora coperta dall’intonaco.

La semplice facciata in pietra, è caratterizzata da un portone centrale, con stipiti e architrave in pietra serena, sovrastato da un bel rosone in cotto. La canonica, in fase di restauro, sarà adibita a luogo di ritiro spirituale per pellegrini in viaggio.

L’Oratorio di S. Bernardino, un tempo usato come ovile, venne recuperato da Marco Pepoli che ne aveva intuito l’importanza, ma sono state le scosse di terremoto a restituire un meraviglioso affresco in tutto il suo splendore: una bellissima Madonna con Bambino nella tipica mandorla, attorniata da San Giorgio, San Bernardino e altre figure. La maestria del tratto, i colori, la profondità di campo, i tipici cherubini e altri elementi estetici e tecnici attribuiscono l’opera alla più alta ed esperta scuola del Perugino, probabilmente ad Andrea d’Assisi, detto l’Ingegno. È stato ricostruito il tetto per preservare questo capolavoro, che però deve ancora essere messo totalmente restaurato.

L’oratorio era il punto principale d’ingresso per il viandante o il pellegrino, che vi ritrovava ristoro, grazie anche ad un grande forno sottostante ancora visibile.