Piegaro

Il nucleo più antico e fortificato del paese di Piegaro, è situato nel punto più alto e strategico del colle; una cinta muraria assai ristretta, costruita in epoca romana, che fu poi riedificata, ampliandola e aggiungendovi un torrione poligonale (XII sec.) ancora in buone condizioni di conservazione. La cinta più esterna seguiva l’andamento del terreno e vi si accedeva attraverso due porte denominate Perugina e Romana (rispettivamente in direzione di Perugia e Roma) di cui oggi rimangono pochi resti. Nella parte più sopraelevata si trova il cassero o maschio, l’alta torre che dominava tutte le posizioni di difesa e le vie d’accesso del castello: è l’elemento di fortificazione che costituisce la base della torre civica. Accanto al maschio si può vedere il palazzo-fortezza dimora del signore del castello con la famiglia, che nonostante le trasformazioni dei secoli, conserva una certa maestosità.

Nella strada che sale da via Aspromonte, si allarga nella piazzetta di san Paolo della Croce e riscende in via del Cassero (soprannominata dai Piegaresi “montecavallo”, proprio perché ricorda il dorso di un cavallo), si trova la Chiesa di San Silvestro Papa, sede odierna della parrocchia. Ha origini antichissime, forse prima dell’anno Mille, per lungo tempo fu l’unica Chiesa del distretto ad amministrare i sacramenti. Subì numerosi rifacimenti che non ne alterarono la struttura principale, fino al XIX secolo, quando una radicale trasformazione le volle conferire l’attuale aspetto neoclassico. All’interno dell’edificio si conservano importanti opere: una Vergine con il Bambino tra San Sebastiano e San Rocco (Scuola Umbra, XVI secolo), una Vergine con il Bambino, San Francesco, San Sebastiano e Santa Margherita da Cortona (XVI secolo) e il Crocefisso ligneo miracoloso che sudò “ceruleo sudore” nel 1738, come ricorda la lapide posta a fianco. Interessante è anche l’organo, ancora funzionante, custodito nella controfacciata. Da una piccola porta sul lato sinistro della navata, proprio accanto al confessionale, si accede ad una piccola cappella dedicata alla Madonna del Rosario in epoca ottocentesca e prima oratorio del Gonfalone. Nelle pareti di questa piccola chiesa campeggia una tela del XVII secolo con Cristo Giustiziere, Santa Caterina da Siena e San Domenico e una veduta panoramica di Piegaro piuttosto realistica.

Passeggiando per le tranquille vie del paese ci si imbatte nei resti delle antiche fornaci delle famose vetrerie che animarono il paese per sette secoli: sono visibili due ciminiere, una principale per la fuoriuscita dei fumi da combustione di legna, lignite o olio, l’altra più piccola serviva per l’incisione del vetro (roteria).
Attualmente una vecchia vetreria è adibita a casa vacanze, mentre un’altra conserva preziosi reperti e storie della comunità: il Museo del Vetro di Piegaro. L’edificio risale ai primissimi anni del 1800, recentemente ristrutturato ha mantenuto inalterata l’architettura originale, costituendo uno dei pochi esempi in Italia di strutture pre-industriali per la lavorazione del vetro. La fabbrica è rimasta attiva dentro le mura del paese fino al 1968 ed ha prodotto, tra gli altri, caraffe decorate con oro zecchino e i famosi fiaschi impagliati, per i quali la fabbrica si era specializzata. I vetrai Piegaresi sono famosi per aver prodotto le lastre di vetro e tessere da mosaico per le decorazioni del Duomo di Orvieto e altre importanti cattedrali italiane. A quest’antica tradizione e soprattutto a tutti i Piegaresi che hanno lavorato per le Vetrerie, dagli operai alle impagliatrici, è dedicato un monumento celebrativo in piazza Verneuil-en-Halatte, dal nome della città francese con cui Piegaro è gemellata.
Entrando nel borgo, da Porta Romana, s’incontra Palazzo Misciattelli- Pallavicini, importante edificio settecentesco dimora di campagna di una famiglia di principi romani, proprietari della vetreria. E’ stato sede provvisoria del municipio dopo la seconda guerra mondiale ed oggi è sede di un lussuoso albergo. Si possono visitare, previa prenotazione, le sue numerose sale affrescate e la piccola cappella privata.

Da vedere nel borgo anche il Parco Rocolo, un’area verde adiacente piazza Verneuil en Halatte, chiamato in passato Parco Misciattelli. Veniva usato, un tempo, dai marchesi come riserva di caccia, oggi è un giardino pubblico, contornato da piante secolari, attrezzato per ospitare piccoli eventi all’aperto. Da qui si snoda il recente percorso pedonale attorno alle mura del paese.

Sulla piazza principale del paese, oggi piazza Matteotti, si affaccia l’edificio del Comune, i cui uffici hanno sede qui dopo il bombardamento del 1944 che distrusse il precedente edificio storico. Quest’ultimo, progettato dal grande architetto perugino Guglielmo Calderini, si ergeva su quattro piani, decorato su tutta la facciata con armoniose bifore e balconi. Le poche immagini sopravvissute del “vecchio Comune” sono gelosamente conservate dai Piegaresi che lo ricordano, sempre, con grande commozione.

Lungo la strada che dalla piazza del Comune scende verso la chiesa della Crocetta, troviamo un pozzo medievale risalente circa al XIII secolo; suggestiva opera idraulica di notevoli dimensioni che forniva acqua a tutto il borgo.

Proseguendo nella strada in discesa, che costeggia il pozzo, appena fuori dalle mura, s’incontra la piccola, ma interessante, chiesa della Madonna della Crocetta (visitabile su prenotazione).
Fu fondata attorno alla seconda metà del XV secolo come sede della Confraternita della Crocetta. Piegaro, infatti, annovera un’antichissima tradizione di lavorazione del vetro (attiva ancora oggi grazie alla Vetreria Cooperativa Piegarese con sede appena fuori le mura del paese) e alla fine del quattrocento i lavoratori, per ringraziare la Madonna delle grazie ricevute per essersi salvati dai pericoli davanti alle fornaci, si organizzarono in una associazione, denominata prima Gonfalone di Santa Maria e poi nel 1486 prese il nome di Confraternita di Signoria dei Vetrai, con fini civili e religiosi. Le somme in denaro che gli associati raccoglievano annualmente servirono proprio per l’abbellimento di questa piccola chiesa. La struttura è molto semplice, restaurata di recente, esternamente decorata da un campanile a vela e internamente da statue policrome e da un’imponente ballatoio in legno, sede dell’antico organo. Quest’ultimo, sul balcone, presenta delle lastre dipinte con santi, felicemente eseguiti, e nelle porte che proteggono l’organo è ancora visibile lo stemma della Confraterita del 1486, dov’è rappresentato un fiasco rivestito, un calice ed un globo di fuoco.
Nel 1576 la Confraternita cambiò ancora nome in Gonfalone della Crocetta il cui simbolo, la croce appunto, compare imponente sulla facciata. Da alcuni documenti conservati all’interno della chiesa si ha testimonianza che tale associazione si tramandò fino al XX secolo. Nell’altare sinistro in una teca in vetro, tutto l’arco dell’anno coperta da un telo rosso tranne il periodo Pasquale, è conservata la statua de l’Ecce Homo, portata in processione per la venerazione durante il Giovedì santo.
Tale processione, detta anche dell’Ecce Homo, è stata a lungo unica nel suo genere perché incentrata sull’esposizione della statua lignea di Cristo, rivestita di una tunica scarlatta, mani legate, corona di spine e il volto grondante di sangue, richiamando l’iconografia del Cristo dopo la flagellazione ordinata da Ponzio Pilato. La processione parte proprio da questa chiesetta per tornarvi dopo un lungo percorso nelle vie del borgo. In passato la sfilata era guidata dai membri della Confraternita della Morte, incappucciati di nero: uno di questi portava sulle spalle una pesante croce nera di legno di 3 metri (che ancora oggi apre le processioni del giovedì e venerdì santo) a seguire sfilava la Confraternita del Sacramento che, in cappa bianca, portava la statua lignea e il baldacchino. Durante la processione del Venerdì Santo vengono ancora fatte sfilare la statua del Cristo morto e quella della Madonna Addolorata, portata da quattro ragazze, un tempo vestite di nero.
Le processioni del Giovedì e del Venerdì Santo, oggi meno folcloristiche, sono ancora un momento sentito dai Piegaresi. I fedeli portano in processione le statue, lungo un percorso illuminato da candele rivestite di carta colorata che rendono particolarmente suggestivo il cammino. Queste lanterne, chiamate lumini, da molti anni coinvolgono i giovani del paese nel loro confezionamento e posizionamento lungo le vie del centro, dove rimangono fino alla vigilia della Santa Pasqua.
Scendendo le scalette della Madonna, proprio accanto alla chiesa, si trovano le antiche fonti, usate dalle massaie come lavatoi. L’acqua, potabile, scorre tuttora fino a riempire le vasche, restaurate recentemente e databili approssimativamente intorno al XIII secolo. Uscendo da Porta Romana, su l’altro lato del paese, ed attraversando tutto il viale alberato si arriva facilmente alla recente struttura Anfiteatro usata per spettacoli nei mesi più caldi. La scenografia naturale della quale gode è un’affascinante finestra su l’antico borgo.