Pietrafitta

Il paese è collocato a 276 m s.l.m., sul pendio di un colle che domina la vasta zona della pianura di Tavernelle nel comune di Panicale.Il nome della località sembra derivare dalla caratteristica conformazione del terreno (arenaria tenera) che ha dato origine a petra ficta, pietra finta, poco resistente, trasformato poi in Pietrafitta.

I primissimi insediamenti umani risalgono al XII secolo, braccianti al lavoro nelle terre del monastero. Nel 1817 passò definitivamente al comune di Piegaro.
Sulla sinistra prima di arrivare a Pietrafitta si trova una piccola edicola di notevole interesse: Madonna del Fosso, costruita nel 1548 fuori mura e ridotta a cappella nel 1925, chiamata anche Madonna della Fonte per una piccola fontana dirimpetto alla chiesa del 1493. Il tempietto è stato interamente restaurato, compreso l’affresco sopra l’altare, che ritrae la Madonna tra San Sebastiano e San Rocco, attribuito a Tiberio d’Assisi. L’affresco, visibile su prenotazione, presenta un’ incisione indiretta, usata dagli artisti per tracciare le linee guida dell’opera, molto evidente. Il manto della Madonna soprattutto, oggi color terra rossa, fu dipinto con il tipico azzurro in polvere che con il tempo è completamente caduto, ma del quale ne rimangono alcune tracce depositatesi sull’incisione dell’abito.

In prossimità dell’accesso al paese si trova la Chiesa di S. Maria Assunta (1866), in stile rinascimentale, che con la sua facciata sopraelevata rispetto all’intorno, forma una piazza che funge da sagrato. Al centro di tale piazza, separata dalla chiesa, vi è una delle torri delle antiche fortificazioni (XII secolo), prolungata con uso di campanile. Al suo interno custodisce un pregevole crocifisso ligneo seicentesco, particolare per la collocazione delle spine del capo: non a corona, come nella tradizionale iconografia, ma a formare una calotta.

Nella preistoria, l'area era occupata dal bacino di Tavernelle, residuo dell'antico lago Tiberino. Durante il pleistocene, la vegetazione lacustre si depositò andando a formare degli imponenti giacimenti di lignite, che vennero sfruttati a partire dalla fine del XIX secolo. La Società Terni avviò un'attività di estrazione a cielo aperto, per la produzione dell'acciaio negli altiforni ternani. Nel 1958 fu costruita una centrale termoelettrica alimentata dalla lignite estratta in zona, che funzionò fino al 2001, esaurendo il giacimento. Attualmente è in funzione una centrale a metano, intitolata al fisico umbro Franco Rasetti.

I quarant’anni d’attività estrattiva diedero vita a un lago artificiale, con un perimetro di oltre 6 km, che dà ospitalità a moltissima fauna acquatica. Da qualche anno il lago è diventato gradita meta domenicale per passeggiate e pesca sportiva in mezzo alla natura.

Nei campi coltivati sono visibili le draghe, grandi macchinari utilizzati per asportare i sedimenti dai fondali, ora reperti dell’archeologia industriale, osservabili da vicino ma non accessibili: un imponente museo all’aria aperta.

Durante gli scavi vennero recuperati numerosi resti fossili, che confluirono nel Museo paleontologico "Luigi Boldrini" ai piedi del paese.
Il Museo, inaugurato nel 2011 in una struttura realizzata appositamente di oltre 3.000 m2, conserva una delle maggiori raccolte a livello europeo di reperti fossili di mammiferi, rettili, anfibi e insetti risalenti a 1,5 milioni di anni fa. I resti dei mammuth sono esposti nelle “culle” (cioè i nuclei che contengono i fossili mantenendo intatta la giacitura di scavo), contornate da un allestimento didattico. L’intitolazione del museo ricorda il dipendente della miniera che per primo raccolse e salvò dalla distruzione l’importante scoperta.

L’Abbazia dei Sette Fratelli, chiamata anche Badia dei Sette Frati sorge a poca distanza da Pietrafitta, tra il paese e la centrale.
L’esteso complesso venne edificato tra l’XI e il XII secolo, un’epoca che segna la forte ripresa, ovunque nel mondo cristiano, del culto dei primi martiri. Si ritiene sia stata fondata dai monaci benedettini in memoria dei Sette Fratelli, figli di Santa Felicita martirizzati a Roma nel 164 d.C.. Il primo documento che la riguarda è una bolla di Papa Innocenzo III, dell’ anno 1136, che pone il monastero fra i beni della mensa vescovile di Perugia. Almeno dal XIV secolo presso la badia si teneva un’importante fiera. In molti documenti viene indicata anche come Abbazia di S. Benedetto di Pietrafitta o Badia dei Sette Fratelli (o Frati). Occupa un’area di 1.300 m2 e comprende numerosi edifici. Del monastero benedettino rimangono il portico, i loggiati, le celle, il refettorio e l’imponente ingresso. La struttura è poi passata a numerose famiglie perugine come gli Oddi, i Baglioni, i Lancellotti, gli Arcipreti della Penna ed infine dai Della Corgna. Si devono a quest’ultima famiglia, nel 1570, le decorazioni a grottesca delle logge, delle scale e delle stanze del piano nobile; rappresentano scene allegoriche e storie sacre (episodi del Vecchio Testamento) e sono attribuite a Salvio Savini. Gli affreschi della Badia ricordano le decorazioni di Palazzo della Corgna di Città della Pieve e Castiglion del Lago: al cardinale della Corgna, infatti, il Papa nel 1560 affidò l’intera abbazia, che trasformò il complesso edilizio e la chiesa stessa. Dal 1614 l’abbazia fu controllata dalla casata Borghese di Roma e nel 1777 passò alla famiglia del Perugino Traiano Vermiglioli. La struttura fu confiscata dallo stato nel 1860 ed in seguito è stata acquistata da privati. Oltre al monastero benedettino fa parte del complesso, cui si accede attraverso un maestoso arco dell’architetto Galeazzo Alessi, la chiesa romanica, dalla semplice facciata arricchita da un rosone centrale che custodisce l’antichissimo altare originario nell’abside, chiusa da un muro nel Cinquecento. La chiesa è dotata di una cripta che sebbene vistabile, potrebbe ancora contenere importanti informazioni sulla storia del luogo, tutte ancora da scoprire. La chiesa è in forme romaniche e custodisce al suo interno l’affresco “Madonna col Bambino in Gloria tra Angeli ed i Sette Fratelli”, datato fra il 1570 – 1580 e probabilmente commissionato dalla famiglia Della Corgna ad un pittore della cerchia di Girolamo Danti; probabilmente Scilla Peccenini. Nella pittura murale, i sette fratelli sono riuniti in adorazione della Vergine e con puntuale adesione alla realtà storica, sono rappresentati vestiti alla maniera romana. Forse, visti i dettagli precisi e naturali dei volti, potrebbero rappresentare persone realmente esistite all’epoca, forse proprio la descrizione dei committenti dell’opera. Una piccola porticina visibile solo dall’esterno, chiamata porta della morte, era usata per il transito esclusivo ed obbligato delle bare. All’esterno ha preso corpo il Giardino dei ricordi, nel quale si coltivano le stesse erbe e piante aromatiche di un tempo: ogni stagione ha il suo profumo, tra rosmarino, lavanda, rosa, vite e glicine.
Attualmente tutto il complesso è proprietà privata della famiglia Sposini dal 1921. Due donne della famiglia hanno rinnovato e rivitalizzato il prezioso edificio religioso: non solo con il giardino medievale, l’agriturismo, la residenza d’epoca e l’azienda agricola, ma anche attraverso visite guidate su prenotazione, la rinascita della fiera della badia, a memoria di un’antica mostra mercato contadina e numerosi altri eventi tra danza, musica e teatro (Artiturismo).

A cavallo dei mesi di aprile e maggio si tiene la "Sagra degli asparagi di bosco", con piatti a base di asparagi selvatici.