Il territorio di Piegaro

Geografia - posizione

Nella parte occidentale dell’Umbria le coste irregolari del lago Trasimeno sono incorniciate tutt’intorno da dolci colline, che verso la Toscana sfumano eccezionalmente in una zona pianeggiante. Le lievi alture sono solcate da numerosi fiumi e torrenti che nel loro incessante corso confluiscono verso la valle del fiume Tevere; un territorio da sempre ambito e conteso per la posizione logisticamente strategica e per la fertilità delle colline. Proprio in questo territorio di confine, sorge Piegaro, su di un colle dalle pendici ripide di 356 metri s.l.m., a guardia dell’alta valle del fiume Nestore. A oriente il paese guarda il Monte Arale (853 m s.l.m.) a sud sovrasta boschi a perdita d’occhio e a ovest Città della Pieve, a ridosso del confine con la Toscana, nella direttrice che va a Perugia (Statale Pievaiola).

L'ambiente del territorio di Piegaro è caratterizzato da due catene di basse colline che delimitano il percorso del fiume Nestore, che nasce a Monteleone di Orvieto e dopo 42 Km si getta nel Tevere, vicino a Marsciano. Il suo corso non è costante: alterna tratti torrentizi ad altri stagnanti creando habitat, a tratti incontaminati, con la presenza di un’ampia varietà di specie animali e vegetali. Soltanto un quinto del territorio comunale è pianeggiante. La catena collinare a occidente è coltivata a cereali, viti e ulivi, mentre quella a oriente culmina con il Monte Arale, parzialmente coperta da boschi di lecci, roveri, castagni e pini. La superficie di boschi e arbusti è sensibilmente diminuita nel corso dei secoli, ma rimane sempre superiore a quella di ogni altro comune del Comprensorio del Trasimeno.


Etimologia del nome

L’origine del toponimo Piegaro è di difficile attribuzione, non tanto per la scarsità di notizie ma per le diverse conclusioni cui sono giunti gli storici. Se da un lato si profila il racconto di un mitico fondatore Pico Gaio dall’altro lo si fa risalire al termine Plagarium deformato poi dai secoli.

Secondo la prima ipotesi Pico Gaio o Graio, figlio di Saturno e sposo della ninfa Canente, rifiutò l’amore di Circe che lo trasformo in un picchio verde, conservando l’arte divinatoria. Questa teoria deriva dalla superstizione dei popoli antichi (Etruschi) che traevano spesso il proprio nome da quello di un animale o divinità e in questo senso Pico rappresenta il profetico dio italico.

La seconda ipotesi, molto più attendibile, fa risalire la primigenia radice a Plagarium, che solo dopo la ricostruzione di Pico Gaio subì la deformazione che porta al nome attuale. Ancora più complessa è la decifrazione della derivazione di tale termine: da a plagis, dal nome delle reti usate per la caccia; da plaga, nel senso di ferita o contrada; oppure da plagearius, ladro di schiavi.