Nascita del vetro e breve storia

Nel 2000 a.C. il vetro era utilizzato in Egitto per produrre stoviglie e monili, cioè perle di vetro, altri rinvenimenti archeologici di piccoli vasi ne dimostrano la diffusione anche in India e Cina tra il 1000 e il 500 a.C.; ma è il Mediterraneo il centro nevralgico per diffusione e commercializzazione del vetro. L’ampia esportazione di questi oggetti, favorì la diffusione di fornaci in Campania, Spagna e a Roma, che fu particolarmente attiva nell’alto Medioevo. In linea di massima l’Occidente preferiva la produzione più ordinaria, mentre l’Oriente cercava maggiormente la raffinatezza.

Le tecniche si affinarono con tempo e l’abilità degli artigiani, che nel I secolo a.C. svilupparono la tecnica del soffiaggio e nel V-VII d.C. l’arte bizantina cominciò a usare tessere di vetro per i suoi spettacolari mosaici. Intorno al Mille in Germania i vetrai idearono le lastre di vetro, ma Venezia, che aveva le sue fornaci sull’isola di Murano, si affermò come la città principale per l’abilità degli artigiani, che ne perfezionarono le tecniche e continuarono a potenziarne gli usi: un esempio tra gli altri è lo specchio, composto da una lastra di cristallo lucido con fogli di stagno e mercurio. Sempre a Venezia nacquero i primi occhiali con lenti di vetro intorno alla fine del XII secolo.

Dopo Venezia, per importanza e maestria c’erano le fonaci savonesi e quelle toscane, da cui probabilmente derivò la tradizione di Piegaro, poiché il borgo era legato alla presenza delle abbazie benedettine e alla vicinanza con l’Opera del Duomo di Orvieto. La fornace di Piegaro, infatti, ebbe la possibilità e la capacità di specializzarsi nella produzione di tessere da mosaico, lastre di vetro per finestre, ma anche bicchieri e fiaschi. Molto difficile è stabile l’esatto momento in cui il vetro ha cominciato a fare la sua comparsa nel territorio. La data più antica, alla quale si fa risalire la presenza della lavorazione del vetro a Piegaro è 1250..

Gli storici individuano il raggiungimento dell’apice del grande prestigio della vetreria di Piegaro nel XVII secolo, confermato dalla presenza di una Signoria de Vetrai, denominata dopo il 1576 Gonfalone della Crocetta; in seguito, il XVIII secolo ne vide il lento declino a causa della concorrenza dei Cristalli di Boemia: limpidissimi e molati, difficili da imitare con le tecnologie dell’epoca. I maestri vetrai Piegaresi, infatti, non avviarono un processo di industrializzazione, limitando la produzione ai fiaschi.

Grazie al marchese Geremia Misciatelli, che riorganizzò la lavorazione e la commercializzazione, la vetreria si risollevò, vedendo aumentata la produzione, ma ne risentirono il patrimonio boschivo e le risorse naturali, largamente usate per alimentare le fornaci.

Verso la fine dell’Ottocento, l’azienda subì grosse perdite e, impossibilitata all’ammodernamento, fu costretta a chiudere nel 1898. Nei decenni successivi nuove iniziative cercarono di dare un assetto stabile alla gestione: attraverso una conduzione societaria o con capitali privati che funzionarono solo marginalmente, ma che, nel 1960, condussero alla costituzione di una Cooperativa di lavoratori, presieduta dal sindaco stesso. Le istituzioni ebbero un ruolo fondamentale in un momento storico di transito tra la fine della mezzadria, il miracolo italiano e lo svuotamento delle campagne. Si è calcolato che nel biennio 1952-54 in agricoltura vi fu una diminuzione di unità lavorative pari a 11.852, di cui solo 850 erano salariati.

Il movimento cooperativo è vitale testimone della formazione di una nuova coscienza sociale, compartecipata, inclusiva delle fasce di popolazione finora rimaste in disparte e soprattutto della partecipazione all’economia nazionale.